Cosa hanno a che fare Atari, il fondatore di Activision, una società produttrice di chip per pacemaker, un petroliere texano e tre dentisti con la storia di Amiga?

In questo quarto e ultimo post introduttivo della serie A history of the Amiga, Jeremy Reimer di Ars Technica risponde a questi amletici interrogativi, e ci racconta di come fu scelto il 68000 come CPU di Amiga, e di come nacque Hi-Toro, la società che di lì a poco avrebbe realizzato il computer più riverito della storia. Come sempre, è disponibile anche il testo originale, qui.

I GIORNI DELL'ATARI

La generazione di videogiocatori cresciuta da Sony e Nintendo potrebbe non ricordare Atari, che oggi esiste solo come logo e brand di una software house videoludica, ma in realtà Atari ha in buona sostanza creato l'industria dei videogiochi da casa come la conosciamo oggi. Il VCS fu la prima console a raggiungere una popolarità massiccia, e, per quanto avesse al suo interno un hardware incredibilmente primitivo, riuscì a godere di una vita commerciale molto più lunga di quella di tutti i dispositivi concorrenti. Molto del merito per questa longevità va al geniale design di Jay Miner, che permise ai programmatori delle terze parti di far fare a questa macchina di bassa potenza cose che neanche i suoi creatori avevano mai immaginato.

Un esempio di ciò fu il gioco di scacchi di Atari. La confezione originale del VCS mostrava una schermata della macchina mentre giocava a scacchi, anche se i progettisti sapevano che non era abbastanza potente da farlo. Tuttavia, quando qualcuno fece causa ad Atari per pubblicità ingannevole, i programmatori della società si resero conto che avrebbero fatto meglio a provare a creare un gioco del genere. Una programmazione intelligente rese possibile l'impossibile, e ciò è un qualcosa che si verificherà spesso con Amiga, più in là nella nostra storia.

Dopo aver ottenuto un così grande successo con il VCS, il compito seguente di Jay fu di progettare il primo personal computer di Atari. Nel 1978 i personal computer erano appena stati inventati, e le poche società che li sviluppano erano spesso organizzazioni piccole e stravaganti, appena traslocatesi dai garage dei loro fondatori. Alcune delle società più prominenti erano Apple (fondata dal summenzionato Steve Jobs e da Steve Wozniak), Tandy Radio Shack ed anche Commodore (di cui parleremo in futuro).
Una delle prime pubblicità dell'Atari 400/800. Notare gli anni!
Il computer progettato da Jay fu immesso nel mercato nel 1979 col nome di Atari 400. Venne rilasciata anche una versione più potente, l'Atari 800, che aveva una tastiera migliore. All'epoca, la maggior parte delle macchine della concorrenza erano goffe e impacciate, spesso grandi, pesanti e instabili, e se e quando avevano capacità grafiche, queste erano limitate al monocromatico o, come nel caso dell'Apple ][, ad una tavolozza di soli otto colori. Gli Atari 400/800 potevano visualizzare un massimo di 40 colori simultanei, ed avevano dei chip proprietari che acceleravano grafica e sonoro ad un livello tale che cominciò ad essere possibile realizzare conversioni accurate dei giochi arcade più popolari. A confronto di un Apple ][ o di un TRS-80, i computer Atari sembravano provenire dal futuro. La stessa cosa successe con Amiga un po' di anni dopo.

Tuttavia, il management Atari minò il successo del 400/800 in diversi modi. Anzitutto, per evitare che si creasse una competizione interna con il VCS, si minimizzò l'importanza o addirittura l'esistenza stessa di giochi per la piattaforma, insistendo sul darle un'immagine "seria". Ironicamente, quando la società si trovò in difficoltà nel trovare un successore per il 2600, finì per infilare l'Atari 400 in un case più piccolo e senza tastiera. Ancor peggio, Atari si mostrava reticente nel rilasciare informazioni su come funzionava l'hardware, credendo che tali dati dovessero essere considerati un segreto industriale, da rivelare solo ai programmatori interni ad Atari stessa. Alcuni, come la superstar dei programmatori John Harris, la presero come una sfida, e riuscirono a scoprire la maggior parte dei segreti dell'Atari con procedure simili al reverse engineering. Ma la mancanza di prodotti forti provenienti dalle terze parti condannò comunque questi computer ad essere considerati come un qualcosa di già visto nella nascente industria informatica.

Dopo la commercializzazione degli Atari 400 e 800 il management voleva che Jay continuasse a sviluppare nuovi computer. Tuttavia, i manager insistevano perché lavorasse con la stessa unità di elaborazione centrale, o CPU, che era stata usata dal VCS e dalla serie dei 400/800. Quel chip, il 6502, era il cuore di molti dei computer dell'epoca. Ma Jay voleva usare un nuovo chip che era appena uscito dai laboratori Motorola, il 68000.

IL 68000

Il 68000 era il sogno di ogni ingegnere: veloce, avanti di anni rispetto alla propria epoca, e facile da programmare. Ma era anche costoso e aveva bisogno di un numero maggiore di chip di memoria per funzionare, ed il management Atari non pensava che esistesse un mercato per computer non economici. Chiunque abbia studiato la storia dell'elettronica sa che in questa industria ciò che oggi costa molto diventa progressivamente più economico col tempo, e Jay pregò i suoi boss di ripensare le loro decisioni. I loro rifiuti furono irremovibili.
Il chip dei sogni: il Motorola 68000
All'epoca Atari stava cambiando, e non necessariamente per il meglio. La rapida crescita della società portò ad un assottigliamento del flusso di cassa, e per gestire la cosa Nolan Bushnell vendette Atari a Warner Communications nel 1978. L'iniziale spirito da grande famiglia cooperativa stava rapidamente svanendo. Il nuovo CEO, Ray Kassar, proveniva dalla manifattura di abiti e sapeva poco dell'industria elettronica. Riuscì ad alienarsi tutti i programmatori dell'Atari VCS, rifiutandosi di pagargli delle royalty sulle vendite, allora stratosferiche, dei giochi che creavano, e ad un certo punto li chiamò anche "prime donne che progettano asciugamani". Il suo atteggiamento portò molti programmatori Atari a lasciare la società e a fondare delle startup in proprio, alcune delle quali, come l'Activision fondata da Larry Kaplan, riscossero un notevole successo. Larry era stato il primissimo programmatore a lavorare sul VCS.

Jay aveva delle idee incredibili sul computer che avrebbe potuto creare intorno al chip 68000, ma il management Atari semplicemente non era interessato, così alla fine si arrese disgustato e lasciò la società all'inizio del 1982. Andò alla Zimast, una piccola società di elettronica che produceva chip per pacemaker. Sembrava che il suo sogno fosse morto.

Tuttavia, come sarebbe accaduto molte volte nella breve storia di questa industria, alcune forze si sarebbero inaspettatamente allineate per rendere possibile un sogno impossibile. Mentre la tecnologia avanzava rapidamente, il numero di persone che erano realmente in grado di capirla rimanevano poche. Queste persone non sarebbero state limitate dalla miopia del management di un qualche colosso industriale. Si sarebbero trovate e, insieme, avrebbero trovato una loro via.

Fu qualcosa del genere che spinse Larry Kaplan a prendere il telefono e fare la sua fatidica chiamata a Jay Miner a metà del 1982.

Larry si stava godendo i frutti del successo di Activision, ma al tempo stesso si sentiva limitato dallo sviluppare software fondamentalmente per il solo Atari VCS. I videogame erano un prodotto di grido all'epoca, e non c'era penuria di finanziamenti per le startup che volevano entrare in questo mercato. Un consorzio proveniente dal Texas, che comprendeva un barone del petrolio (che aveva fatto soldi anche dalle vendite di chip per pacemaker, il che spiega come Jay lo conobbe) e tre dentisti, aveva approcciato Larry proponendogli di investire sette milioni di dollari in una nuova società videoludica.

Larry chiamò immediatamente Jay alla Zimast per chiedergli se gli sarebbe piaciuto far parte di questa nuova impresa. L'idea era di ripartire i compiti di sviluppo: Larry, con Activision, si sarebbe occupato di creare i giochi, Jay, con Zimast, avrebbe progettato e costruito il nuovo hardware per farceli girare, e tutti avrebbero fatto soldi. Dovevano decidere rapidamente un nome per la nuova impresa, e la scelta ricadde su "Hi-Toro", perché suonava hi-tech e suonava texano. La società aveva bisogno di un manager che sovrintendesse al tutto, così fu reclutato David Morse, vice presidente del marketing alla Tonka Toys. Venne recuperato un piccolo ufficio a Santa Clara, in California, e i tre cofondatori si misero al lavoro per progettare la macchina da gioco definitiva.

È a questo punto che Larry Kaplan cominciò ad avere dubbi e timori su tutta l'idea. Jay avrebbe in seguito considerato che forse le cose non stessero andando abbastanza veloci per Larry, o che forse fosse preoccupato per il crescente affollamento dell'industria videoludica. Ad ogni modo, Larry lasciò all'improvviso la società alla fine del 1982. Successivamente si seppe che Kaplan aveva ricevuto un'offerta molto generosa da Nolan Bushnell, affinché tornasse in Atari, un'offerta che poi si rivelò essere minore di quanto inizialmente prospettato.

In ogni caso, la fuoriuscita di Kaplan generò un problema nell'altalenante impresa: non c'era più un ingegnere capo. Per quanto Larry fosse uno sviluppatore software e non un vero e proprio ingegnere hardware, era comunque stato messo a capo della gestione ingegneristica della società. La scelta logica per il nuovo ingegnere capo era Jay Miner.

Jay sapeva che questa era la sua chance. Accettò di ricoprire la posizione di ingegnere capo alla Hi-Toro a due condizioni: la nuova macchina avrebbe dovuto usare il chip 68000, ed avrebbe dovuto essere non solo una macchina da giochi, ma anche un computer.

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